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CLAUDIA BOTTIGELLI

 

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L'ospedale ha annunciato l'inutilità di ulteriori cure
"Sono contro l'interesse della bambina". No della coppia

Gb, genitori contro i medici
"Rianimate ancora nostra figlia"

Charlotte, 10 mesi, non sopravviverà a un'altra crisi respiratoria

 

PORTSMOUTH - I genitori di una bambina di dieci mesi, nata prematura, danno battaglia ai dottori perché continuino a mantenere in vita la figlia. I medici hanno infatti annunciato che non rianimeranno la piccola una volta che svilupperà difficoltà cardio-respiratorie letali.

L'ospedale in cui la bambina è ricoverata ha accolto il parere di un gruppo di esperti e ha annunciato ai genitori che ricorrerà al tribunale, se insisteranno nel voler tenere in vita a tutti i costi la bambina. Ma Darren e Debbie Wyatt insistono e dicono che se sarà necessario sfideranno il team di esperti in giudizio.

La loro figlia, Charlotte, è nata prematura di tre mesi all'ospedale di Saint Mary, a Portsmouth, e alla nascita pesava quattro etti e mezzo e misurava poco meno di 13 centimetri. La piccola non ha mai potuto lasciare l'ospedale, ha smesso di respirare tre volte a causa di gravi problemi al cuore e ai polmoni e i dottori sostengono che non sopravviverà a lungo perchè il suo apparato respiratorio è seriamente danneggiato.

I medici hanno perciò anticipato ai genitori che, alla prossima crisi respiratoria, l'ospedale la terrà artificialmente in vita quanto basta perché possano starle vicini, ma ha sottolineato che è "contro l'interesse della bambina" insistere artificialmente.

La coppia però non accetta la decisione dell'ospedale e sostiene che la figlia, che ora pesa circa sei chili e mezzo e misura 45 centimetri, è una "lottatrice" che dovrebbe essere aiutata in ogni modo a sopravvivere. "L'ospedale ci spinge a staccare la spina - sostiene il padre, un cuoco di 32 anni - ma io non posso proprio farlo. Non posso passare il resto della mia vita con questo rimorso. Non posso decidere di porre fine alla vita di mia figlia".

La decisione dell'ospedale è spiegata in un comunicato dello staff medico: "L'amministrazione è pronta ad andare in tribunale, ma non ricovererà la bambina nell'unità di terapia intensiva. Esperienze passate inducono a pensare che la corte darà ragione ai medici". Per la legge britannica i medici possono decidere di interrompere le cure, se ritengono di agire nel totale interesse dei pazienti e hanno concordato una linea con il paziente stesso o i suoi parenti.

(26 settembre 2004)

 


 

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