Musica Elettronica
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Greg Davis

Greg Davis

Terzo album per Greg Davis, eclettico musicista di base a Chicago, attivo in più ambiti (fra jazz, hip hop, folk ed elettronica), qui a focalizzare l’attenzione su uno dei temi a lui più cari: l’integrazione tra strumenti acustici e trattamenti digitali. Una produzione negli esiti molto vicina ai territori ambient ma nella quale in ogni singola traccia, pur mantenendo un registro costante, viene sperimentato un differente strumento (suonato in tempo reale), elaborando le sonorità in droni, modificandole in concatenazioni non più organiche, astratte ma ancora comunicative. Tessiture alquanto dilatate, melodie iterate, toni ipnotici e quasi sacrali, pur se ottenuti usando un’armonica giocattolo, oppure al Fender Rhodes o con una Gibson acustica, a ricordarci (qualora l’avessimo dimenticato) che nuove tecniche e idee sono sempre all’orizzonte.

Album d’esordio (dopo due ep, ‘Regular Pleasures’ e ‘Casual Friday’, più una manciata di remix su singolo, sempre pubblicati da Morris Audio) per lo svizzero Michael Bueeler che utilizzando il moniker Dash

Eating Paste

Eating Paste

Rimasterizzata, estesa versione di ‘Eating Paste’, su cd, con alcune tracce mai apparse sul 12′ (precedentemente uscito per la Zod Records nel 2003), comprendendo adesso i nuovi remix di Larvae, Tarmvred, Enduser, Xanopticon, Ove Naxx, Eight Frozen Modules e BinRay.

Cinquantasette i minuti di breakcore alieno, diretti ai centri nervosi con ritmiche intricate ed accattivanti melodie 8 bit, operate da Curtis Ship, sperimentatore sonico dalle indubbie capacità che proprio con l’omonima incisione è balzato all’attenzione delle scene digitali (chiamato in numerosi live, in Nord America e in Europa, al fianco di Otto Von Schirach, Emotional Joystick e Doormouse).

Frequenze stridenti, velocità ed energia, questo è il versante rave della sperimentazione elettronica, con una doppia fruizione possibile, che può comprendere sia consumi concettuali che furiose, dissonanti deflagrazioni dei dancefloor ultra-radicali.

Una raffica di beat così infettivi e distorti in sequenze tumultuose e frammentate (che emanano tutta l’iperspecializzazione del genere) o si amano o si cassano in blocco, qui l’essenza della musica, parafrasando al nostro uso il filosofo Mario Perniola, ‘non è né il sentimento, né la vita, ma più essenzialmente il sound, il suono, inteso proprio nella neutra e inorganica indifferenza evocata da tale parola.’

Knights Of The Mc’s

Knights Of The Mc's

È la premier league degli mc, rime disinvolte su battute compatte, al suono della jungle britannica, ritmi urbani, frequenze pirata trasmesse nell’etere della capitale londinese. Ci pensa la Times Two che si avvale della competenza di Mc Det, titolare dell’omonima serata, appuntamento di tutto rispetto nell’assai variegato panorama di club e proposte dedicati alle sonorità d’n’b.

S’incomincia proprio con il padrone di casa, supportato dalla produzione di Broockie & Ed Solo, ‘My Echo’ è fluttuante, con un’intonazione calda e roca, subito seguita da un’altra conosciuta efficace incisione ‘Flava 4 Raver’, irresistibile cavalcata metropolitana targata ancora Det, questa volta con Skibadee & Fearless.

Old e nu skool che s’accavallano, assecondando l’attitudine al funk ed agitando il dancefloor: scorrono in ruvida successione Dynamite, Shabba D, Alison David, Mc Fats, i Ragga Twins, Michelle Gayle, Dotty ed IC3, ripercorrendo alcuni fra i classici di questi ultimi anni, ‘Peace Love & Unity’ di Hype, ‘You Don’t Know’ di Sketch & Code, ‘Gimme Some More’ di Sylo & Probe, dando corpo alle buone vibrazioni di ‘My Name’, ‘Say What Your Sayin’ e ‘Feel Me’.

Lungo le tredici corpose tracce (non mixate) un viaggio elettrizzante ed attento fra I suoni dell’underground di strada, una compilation che riflette lo spirito energetico e inquieto di una tribù che in fatto di ritmi non scende a patti con nessuno.