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“A
TE”
racconto secondo classificato al concorso letterario indetto dalla
fondazione Don Gnocchi anno 2003
Volevo una vita qualsiasi, una di quelle esistenze che si spiegano in
quattro parole… ma sei arrivato tu. Desideravo diventare madre.
Ti ho visto la prima volta dentro una teca in plexiglas: un bambolotto
rotto dai grandi occhi di vetro, persi nella trasparenza di un mondo senza
immagini.
Tuttavia è iniziato un discorso tra noi, fatto di respiri e sonorità
misteriose. Ho cominciato a spingerti e tirarti per la mia strada ma tu,
piccolo e caparbio alieno, mi hai preso per mano e mi hai guidato invece
verso la tua strada, diversa ed ignota; i miei passi accanto alle tue
ruote.
Quanto abbiamo lasciato alle spalle! Quanti volti stupiti, addolorati o
indifferenti! Ed i sogni, i desideri inutili.
Sei così piccolo, come hai potuto rivoluzionare in questo modo la mia
vita?
Ti ho chiamato “bambino” solo quando ho imparato ad accettare i tuoi
limiti, così come ho amato le rughe che scavavano il volto di tuo padre.
Lui, che non ha fatto in tempo ad ascoltare il tuo richiamo.
Mi sono sentita una “mamma” solo quando ho imparato ad accogliere la
tua strana risata ed i tuoi giochi singolari. E poi è arrivato il giorno
di quel piccolo ed insignificante miracolo, che ha trasformato il mio
amore per te in smisurato rispetto.
Quella sera, dopo cena, quando hai mosso la tua rigida ed esitante manina
verso la ruota della carrozzina, e con un tocco deciso hai afferrato il
corrimano compiendo il tuo primo “passo” verso l’autodeterminazione.
Tesoro mio! Come sono stata orgogliosa di te!
Ma a raccontarlo, chi capirebbe? Sono solo facezie di una vita qualsiasi.

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